Capitolo 9: Si sveglierà mai?!
Il punto di vista del Re Alpha Caspian:
Spostai lo sguardo da lei a Maxwell, che se ne stava in disparte accanto alla parete. Rimase fermo ancora un istante, osservando la dottoressa e i vari assistenti prendere posizione, poi tornò a guardarmi. Quindi, senza dire una parola, mi fece un cenno col capo e si voltò per uscire dalla stanza. A quel punto mi voltai di nuovo, per concentrare la mia totale attenzione sulla mia Compagna, che ora giaceva rannicchiata su un fianco al centro del letto.
Avevo il cuore pesante mentre me ne stavo lì a osservarla intensamente, nello stesso punto in cui l'avevo adagiata solo un istante prima. Mi avvicinai al bordo del letto e le posai una mano sulla testa. Scottava! Riuscivo persino a scorgere delle minuscole goccioline di sudore che le imperlavano la fronte. Lanciai un'occhiata alla dottoressa, che stava sollevando la coperta per sottoporla a un esame visivo.
In fondo all'anima, non volevo che nessuno la toccasse in mia presenza. Tuttavia, non sapevo da dove cominciare, né tantomeno cosa dire in quel momento. Fu allora che non riuscii a trattenere il ringhio sommesso che cominciò a vibrarmi in fondo alla gola, non appena la dottoressa riabbassò la coperta e piantò gli occhi nei miei, per poi sollevare lentamente il capo fino a incrociare il mio sguardo.
«Vostra Altezza?» esordì, per poi esitare prima di continuare. «Temo di doverle chiedere di uscire in corridoio per un momento.»
«Non lo farò in nessun caso!» alzai la voce, costringendo la dottoressa a fare un passo indietro.
Sembrava quasi che si aspettasse una simile reazione. Il mio scatto d'ira, in risposta alla richiesta della dottoressa, fece guaire di paura la mia Compagna. Non ero pronto a sentire ciò che mi aveva appena detto.
‘Chi si crede di essere, per chiederti di uscire dalla stanza? E per quale motivo, poi? Lei è la nostra Compagna!’ (Cash espresse così la sua opinione.)
«Vostra Altezza,» riprese la dottoressa, con un tono ancora più pacato di prima. «Devo visitarla. E alcune delle procedure che dovrò eseguire non piaceranno affatto al suo Lupo.» La fissai assottigliando gli occhi. «Tuttavia, le assicuro che la mia visita sarà rapida, ma accurata.» Fece un respiro profondo e aggiunse: «Non appena avrò finito, la farò rientrare immediatamente.»
La mente mi turbinava al solo pensiero di dover lasciare la mia Compagna in una stanza senza di me, e non riuscivo a scrollarmi di dosso quella sensazione. Non sapevo come reagire a ciò che stava accadendo in quel momento. Senza aggiungere altro, mi voltai e mi diressi verso la porta, nonostante le proteste di Cash, che desiderava disperatamente restare al suo fianco. Non riuscii a trattenere il ringhio che mi salì in gola mentre uscivo, chiudendomi la porta alle spalle.
Avevo bisogno di sapere quanto fossero gravi le sue condizioni, ma sapevo anche che, qualunque fosse stato il responso, non avrei ricevuto buone notizie. Per quanto volessi conoscere l'entità delle sue ferite, dopo averla trovata in quella situazione ambigua quella stessa mattina, non sapevo più cosa pensare. Per cercare di distrarmi, cominciai a fare avanti e indietro per il corridoio. Ma per quanto camminassi, schivando le altre persone che passavano di lì, niente sembrava darmi sollievo.
Considerata la mattinata, non sembrava esserci molto fermento; nei corridoi non si vedeva quasi nessuno, a eccezione degli assistenti intenti a spuntare le mansioni da portare a termine. Continuavo a fare avanti e indietro per il corridoio, senza mai distogliere lo sguardo dalla porta. Di tanto in tanto lanciavo un'occhiata al mio Beta, Maxwell, che se ne stava immobile a fare la guardia all'ingresso della mia suite. Sembrava una statua: si rifiutava di muoversi, se non per rivolgermi qualche fugace sguardo prima di tornare a fissare il lato opposto del corridoio.
All'improvviso, la porta della suite si aprì con delicatezza e io quasi sobbalzai, una reazione del tutto insolita per me. Non mi aspettavo che la visita finisse così in fretta, o almeno così mi pareva. A dire il vero, eravamo in attesa nel corridoio da soli dieci minuti, ma ogni secondo trascorso ad aspettare un responso mi era parso un'eternità.
Non appena la porta si aprì a sufficienza per lasciar uscire la dottoressa, mi precipitai da lei. Si fece da parte per permettere agli altri assistenti di lasciare la stanza, senza ancora alzare lo sguardo su di me. Alcuni di loro uscirono spingendo i propri carrelli e vassoi per riportarli da dove erano venuti. Li seguii con lo sguardo per un istante, per poi riportare l'attenzione sulla dottoressa, in attesa che parlasse. La mia mente viaggiava a mille all'ora; volevo solo conoscere il verdetto.
«La nostra Compagna? Cos'è successo alla Compagna?» domandò Cash con nervosismo.
«Allora?» chiesi, incapace di aspettare un momento di più per conoscere le condizioni della nostra Compagna. «Quanto è grave? Quali sono le notizie sulla mia Compagna?!»
«La sua compagna?» domandò la dottoressa a bassa voce. Quando sollevò lo sguardo dalla cartella clinica che teneva in mano, le lessi in volto un'espressione scioccata. Dalla sua reazione, era evidente che la mia espressione l'avesse turbata. «Mi perdoni, Vostra Altezza, non intendevo mancarle di rispetto. Quello che voglio dire è che sono lieta di sapere che ha trovato la sua compagna. Tuttavia, devo darle brutte notizie.»
«Come faceva a non sapere che è la nostra Compagna? Chi altri avremmo mai portato in camera nostra?» m'interruppe Cash.
«Pazienza, Cash. Sono certo che non volesse farlo suonare in quel modo» gli risposi. «Dopotutto, si è scusata.»
«Cosa intende dire con quest'ultima frase?» le chiesi, non volendo aspettare un secondo di più per farla continuare.
«Intendo dire che è molto debole» esordì, prima di fare un'altra pausa. «Le prossime ventiquattr'ore saranno cruciali. Tenga presente che l'ho collegata a diversi macchinari. Avrò bisogno che cerchi di controllare il suo Lupo quando la vedrà per la prima volta. Non gli piacerà affatto vederla in quello stato. Tuttavia, è fondamentale che rimanga collegata ai sensori che le ho applicato. Uno è un monitor cardiaco che mi permette di tenere sotto controllo il battito. Il suo polso è molto debole a causa dell'attuale stato di fragilità.»
Fece una breve pausa, in attesa di un mio cenno di assenso. Abbassai lo sguardo per un istante, poi annuii.
«Bene. Sembra che sia stata denutrita; il tono muscolare è ridotto al minimo, per non dire estremamente debole. Riporta numerose lacerazioni e diverse fratture, anche se non potrò stabilirne il numero esatto finché non avrò effettuato delle radiografie. Tuttavia, preferisco aspettare di averle somministrato dei fluidi prima di procedere. Oltre a tutto il resto, è in un grave stato di disidratazione.»
